www.florin.ms  I link ipertestuali rimandano alla mappa [2D]; alla lettura della Commedia con la voce di Carlo Poli . (per questo cliccare sulla freccia rossa); e si può cliccare sulle fotografie delle lapidi dantesche per ingrandirle. La mia immagine compare nelle fotografie al fine di misurare con un confronto l’altezza delle lapidi per una stima del tipo di intervento necessario per la loro pulitura. 
 
English Version


LA FIRENZE DI DANTE IPERTESTUALE

 
Ritratti di Dante, Firenze, manoscritto Riccardiano, Orvieto, affresco di Luca Signorelli

Immagina di arrivare, o arriva in realtà, a Firenze nella moderna stazione di Santa Maria Novella di Giovanni Michelucci, "architetto dell'accoglienza", inaugurata nel 1935. Di fronte a te vedi il retro di Santa Maria Novella, la grande chiesa edificata dall’Ordine dei Predicatori, iniziata nel 1276,  dove Dante sarebbe andato ad ascoltare le lezioni dei Frati Domenicani che esponevano la teologia di Tommaso d’Aquino.Tra l'altro proprio un domenicano avrebbe scritto un commento alla Commedia fino a quando non gli fu proibito dal Capitolo tenuto nel Cappellone degli Spagnoli nel 1335, quando dovette fermarsi al Paradiso XII. Quello che segue ed è qui presentato sarà un percorso ipertestuale della Vita nova e della Commedia di Dante, delle lapidi in marmo che il Comune di Firenze nel 1900 decise di apporre in tutto il centro storico sugli edifici citati da Dante, versi rilevanti del poema di Dante, e delle pubblicazioni che li riguardano, fotografie e incisioni ottocentesche e altre ricerche. Questa app ha molti strati, quello storico reale degli edifici in pietra e dei personaggi vissuti negli anni tra il 1265 e il 1302, poi degli scritti di Dante, della sua Vita nova e della sua Commedia, essi stessi ipertesti stratificati, scritti su pergamena, ora stampati su carta, facendo proprio questo, stratificando la sua realtà con una visione virtualizzata. Firenze non è solo la città moderna in cui vivere, muoversi ed esistere in questo momento presente, ma è anche fatta di strati sovrapposti che possiamo ripercorrere nel suo "teatro della memoria", in questo caso fino all'epoca di Dante, prima del Rinascimento, prima dei Medici, dalla sua nascita all'esilio.  Questo è il paesaggio urbano della sua Vita nova e sarà quello che egli ricorderà, nella sua visione onirica in esilio, nella Commedia.

Potresti prendere via Cerretani che porta al Duomo di Santa Maria del Fiore (solo le sue fondamenta iniziarono prima dell’esilio di Dante, precedentemente era Santa Reparata).

1. Mappa 1C, Parrini V, Tassinari V. In Via Cerretani, sulla chiesa di Santa Maria Maggiore. Lettura 1
In questa app puoi cliccare sulle fotografie delle lapidi per ingrandirle, come qui:  

     
Cliccare per ingrandirla


. . . IN LA MENTE M'E FITTA, E OR M'ACCORA, 
LA CARA E BVONA IMAGINE PATERNA
DI VOI, QVANDO NEL MONDO AD ORA AD ORA
M'INSEGNAVATE COME L'VOM S'ETERNA!                                                
                                              
INF. XV.82-85

Prima di raggiungere piazza San Giovanni sulla destra si vede la semplice chiesa cistercense di Santa Maria Maggiore, all’interno della quale, nella cappella di sinistra, si trova una colonna che segna la tomba di Brunetto Latino, posta qui da Giuseppe Maria Mazzei nel 1751. Dante celebra il suo maestro nell'Inferno XV, e i suoi scritti, le Opere di Brunetto Latino. Quella tomba era originariamente in piazza San Giovanni, nella parte riservata ai membri della Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele. Brunetto fu nominato tutore legale di Dante dalla sua matrigna, ci dice Leonardo Bruni, alla morte del padre. Brunetto lo avrebbe educato facendogli leggere e copiare documenti di stato, ora conservati nell’Archivio di Stato in piazza Beccaria,
e anche le sue Opere letterarie, il suo Tesoretto (Biblioteca Riccardiana 2908, forse scritto da Dante quando era ancora un ragazzo, con il Mare amoroso, forse suo), per cominciare, poi la sua Rettorica e Tesoro, (Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 42.20, forse scritto da Dante quando era più maturo), i manoscritti scritti dagli studenti di Brunetto ora nella Biblioteca Vaticana, la Biblioteca Laurenziana, la Biblioteca Riccardiana e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

   

Francesco da Barberino copiò il testo del Tesoro di Brunetto Latino negli anni tra il 1330 e 1339 in questo manoscritto della Biblioteca Laurenziana (Plut. 42.19, fol.72r), che mostrò Brunetto Latino mentre insegnava a Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, e Francesco da Barberino, dopo i Vespri Siciliani, dove Francesco si volge ammirato a guardare Dante, tutti gli studenti hanno in mano le copie che stanno realizzando del Tesoro che Brunetto sta loro insegnando. Brunetto si era recato in ambasceria alla corte del Re Alfonso X el Sabio in Spagna nel 1260 per ottenere aiuto per Firenze e lì aveva acquisito testi dell’Etica Nicomachea di Aristotele e dell’Astronomia di Alfragano, osservando il metodo arabo per la produzione di più libri. 'Ser' e 'Maestro' Brunetto insegnava agli studenti Cicerone, Aristotele, Lucano, Alfragano, che tradusse prima in francese, nel 1260, durante il suo esilio dopo Montaperti, poi in italiano negli anni 1280-90, formando i suoi lettori e ascoltatori nel "Buon Governo", il governare con integrità. Brunetto definì il governo come l’amore di Dio e del prossimo, e il 'podestà', eletto da una città diversa, e alloggiato con i suoi giudici, notai, soldati e servi nel Bargello, prestava giuramento di difendere la giustizia, di eseguire gli statuti della città, di proteggere le vedove e gli orfani, i mercanti e i pellegrini, di riparare strade e ponti, di difendere i cittadini in tempo di guerra e di pace, per la prosperità comune. La madre di Dante, Bella degli Abati, era morta quando lui aveva cinque anni, suo padre quando era un adolescente, la matrigna Lapa aveva nominato Brunetto come suo tutore legale.


PIAZZA SAN GIOVANNI

Arriviamo alla bellissima piazza di San Giovanni con la sua 2. Colonna colla croce di San Zenobio, il 3. Battistero,  la 4. Cattedrale (allora Santa Reparata), il 5. Campanile di Giotto, non eretto prima dell’esilio di Dante, il 6. Cimitero della Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele (non più visibile a parte la scultura dell’Annunciazione), 7. La Misericordia, e 8. Il Museo dell’Opera del Duomo. I Fiorentini chiamano la loro Cattedrale, intitolata a Santa Maria del Fiore, invece che a Santa Reparata, il "Duomo", e la sua grande cupola, il "Cupolone". Questo agglomerato di monumenti architettonici della Firenze di Dante e di epoca più tarda mostrano il centro ecclesiastico della città, sebbene le basi per la loro realizzazione siano ascrvibile più a dei laici che al clero. Come la moderna Costituzione italiana, Firenze era fondata sul lavoro, le varie corporazioni impegnate nel settore bancario e tessile, riunite come Arte de' Giudici e Notai, Arte dei Mercatanti e di Calimala (importava i panni grezzi e li riesportava dopo le operazioni di rifinitura), Arte della Lana, Arte del Cambio, Arte della Seta, Arte dei Medici e Speziali, Arte dei Vaiai e Pelliciai, le loro occupazioni raffigurate nelle sculture sul 5. Campanile di Giotto. L'Arte della Lana fu coinvolta nell’edificazione del 4. Duomo, l’Arte di Calimala per il 3. Battistero e 44. San Miniato e l’Arte della Seta per il più tardo Ospedale degli Innocenti, mentre tutte le Corporazioni hanno collaborato e gareggiato per edificare e adornare 30. Orsanmichele.



2. Colonna colla Croce di San Zenobio. San Zenobio nella leggenda fu vescovo di Firenze, il suo sarcofago, quando fu traslato dalla chiesa di San Lorenzo, a Santa Reparata, toccò un olmo morto nella piazza e questo rifiorì; la croce fu eretta a memoria di ciò. Ogni anno la sua base è adornata con rose rosse e bianche. Un’altra croce medievale è la Colonna della croce del Trebbio, che si trova al punto d’incontro di tre strade vicino a Santa Maria Novella. Firenze conserva molte di queste usanze e rituali che si sono perpetuati dal medioevo fino ai giorni nostri.

  


IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI

3. Il Battistero
Qui, accanto al Duomo di Firenze, si trova il suo antico Battistero ottagonale, che Dante e Villani credevano fosse stato in origine un Tempio dedicato al dio pagano della guerra, Marte. Qui, il Sabato Santo, 27 marzo 1266, Dante fu battezzato e avrebbe visto questi mosaici in corso di realizzazione.

Map 1D, Parrini VII, Tassinari VII. In Piazza San Giovanni, al BATTISTERO. Lettura 33

. . . NEL MIO BEL SAN GIOVANNI.
 
INF XIX.17


   

Quello che il bambino Dante avrebbe visto al suo battesimo del Sabato di Pasqua del 1266. La sua liturgia del Sabato Santo comprendeva il Salmo 113, In Exitu Israel de Aegypto (qui sentiamo l'Ensemble San Felice che canta il salmo con il suo unico tonus peregrinus, che Dante ha citato nel Convivio e poi ha detto che era la base dell'allegoria della Commedia nella sua Epistola a Can Grande), che Dante fa cantare all’unisono ai 100 pellegrini in Purgatorio II dopo che Virgilio lo battezza con acqua e lo cinge o incorona con un giunco, con riferimento al Mar Rosso, chiamato "Ram Suf", il Mare degli giunchi.  Egli data la  Commedia dal Venerdì Santo fino alla Settimana di Pasqua del 1300, e riflette il suo battesimo due volte nel Purgatorio I, quando Catone lo fa battezzare da Virgilio, e di nuovo nel Purgatorio XXXI, quando Matelda lo trascina tra le acque del fiume. Quando adulto, Dante scrive, che ruppe uno dei fonti battesimali laterali per salvare un bambino che vi annegava Inferno XIX.16. Un pezzo rotto di questa fonte è ora nel Museo dell'Opera del Duomo.

   
British Library, MS Egerton 843, Purgatorio I and Purgatorio XXXI

Map 1D, Parrini XXXI, Tassinari XXXI. In Piazza San Giovanni, al BATTISTERO. Lettura 34  



SE MAI CONTINGA CHE 'L POEMA SACRO
AL QVALE HA POSTO MANO E CIELO E TERRA
SI CHE M'HA FATTO PER PIV ANNI MACRO,
   VINCA LA CRVDELTA' CHE FVOR MI SERRA
DEL BELLO OVILE, OV'IO DORMI' AGNELLO
NIMICO A' LVPI, CHE GLI DANNO GVERRA,
   CON ALTRA VOCE OMAI, CON ALTRO VELLO
RITORNERO' POETA, ED IN SVL FONTE
DEL MIO BATTESMO PRENDERO' IL CAPELLO.
 
PAR XXV. 1-9  
 

La pietra si trova ai piedi dell’esterno del Battistero, per terra, è sporca e con crepe, come quella nera della Porta della Confessione in Purgatorio IX. Un bravo restauratore formato nel nostro Cimitero ‘degli Inglesi’ a Firenze con un apprendistato per la pulitura e il restauro delle tombe in marmo e delle iscrizioni potrebbe eseguire questo lavoro di restauro della lapide per l’Anniversario di Dante.  





 
  


I mosaici del Battistero comprendono l’enorme figura di Satana, opera di Coppo di Marcovaldo con tre bocche che divora tre peccatori, che diviene la figura di Satana che nella Commedia divora Giuda, Bruto e Cassio in Inferno XXXIV. Dante iniziò il progetto di scrivere la Commedia con il suo sogno di pace imperiale tra le fazioni fiorentine, pace che sarebbe stata operata dall’Imperatore Enrico VI di Lussemburgo, speranze però infrante dalla morte di Enrico per febbre nel 1313. Questo lo aveva portato a scegliere come guida il poeta imperiale Virgilio, piuttosto che il repubblicano Cicerone di Brunetto. Lo portò anche a considerare Bruto e Cassio come traditori del Cesare imperiale, contrariamente alla scultura di Bruto di Michelangelo (che si trova al Museo del Bargello), virtuoso repubblicano preso a modello per contrastare la tirannia dei principi Medici.


SANTA REPARATA/SANTA MARIA DEL FIORE

4. Si giunge ora al Duomo, iniziato da Arnolfo di Cambio nel 1296 (i soci della Misericordia posero la prima pietra), e terminato dal Brunelleschi nel 1436. Ma al tempo di Dante era la chiesa di Santa Reparata, con accanto il Battistero. 



Il Giovedì Santo, giorno in cui si apre la cantica del
l’Inferno nell'anno 1300, la liturgia all’interno di Santa Reparata (e ora nel Duomo) prevedeva la processione con la grande croce ornata di rami d’ulivo e i portatori di ceri, che portava il Santissimo Sacramento all’Altare della Deposizione sotto un baldacchino dorato con quattro grandi ceri, questi portati da soci della Misericordia i cui piedi erano stati lavati dal Vescovo durante la messa in Coena Domini. Dante prenderà spunto per la processione nel Paradiso Terrestre che Dante pellegrino crede essere prima alberi d’ulivo ma che si rivelano poi essere candelabri, seguita da Beatrice sul suo carro. Purgatorio XXIX.

Nel 1322 il compagno di studi di Dante, Francesco da Barberino, commissionò a Tino da Camaino la tomba del vescovo Antonio d'Orso per la Cattedrale di Firenze, questi documenti parlano di "Dominus franciscus". È sul muro alla tua destra entrando dalla parte anteriore: la tomba usa il motivo molto amato da Francesco da Barberino, il motivo della Morte, altrove anche il motivo di Amore, con due archi da cui lancia frecce a noi.

 
Tomba del vescovo Antonio d'Orso scolpita da Tino da Camaino, commissionata da Francesco da Barberino
Morte come Arciere con due archi

Al compimento della Cupola del Brunelleschi nel 1436, fu cantato il mottetto di Guillaume Dufay, Nuper Rosarum flores, che evoca, come fa la Cattedrale con la sua pianta, la Rosa di Dante. All’interno del Duomo sulla sua parete sinistra si trova questo dipinto di epoca successiva, raffigurante Firenze come era allora, realizzato nel 1465 da Domenico di Michelino, dove Dante predica a Firenze come suo profeta; le tre porte dell’Inferno, del Purgatorio, e di Firenze, sono tutte simili a quelle edificate da Arnolfo da Cambio per le mura fiorentine, mentre il Monte del Purgatorio è un composto del Monte Ceceri di Fiesole con le sue gallerie scavate per la pietra serena, un’arenaria porosa grigia (gallerie ora nascoste dai cipressi piantati dagli Inglesi in epoca Vittoriana) e il Monte Sinai, similmente con terrazze in cui i monaci del Monastero di Santa Caterina ascoltavano le confessioni dei pellegrini.

 
Porta della Confessione sul Monte Sinai        Sinai, David Roberts    

5. Il Campanile di Giotto fu edificato dopo l’esilio di Dante da Firenze.

6. La tomba di Brunetto Latino, maestro di Dante, era originariamente tra le tombe che ricoprivano piazza San Giovanni, descritte da Boccaccio nel Decameron VI.ix, e da George Eliot in Romola. Quelle dei membri della 6. Compagnia dei laudesi di 30. Orsanmichele erano raggruppate sotto la scultura dell’Annunciazione, già sulla parete esterna di Santa Reparata, ora sulla parete del Duomo presso il Campanile di Giotto. Questa scultura è raffigurata in Purgatorio X,
le opere di Brunetto Latino in tutta la Commedia.
 



Giroldo da Como, Annunciazione, per le tombe della Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele che si trovavano in Piazza San Giovanni.




Arnolfo di Cambio, Annunciazione, già in Santa Maria Maggiore. Il Capodanno fiorentino iniziava alla festa dell’Annunciazione, il 25 marzo. Allo stesso modo Dante data il suo magnum opus, la Commedia, come aver inizio in quella data, il 25 marzo 1300, anno in cui coincideva con il Venerdì Santo, così congiungendo Morte e Concezione. Beatrice era già morta nel 1290, al tempo della perdita del Regno di Gerusalemme, e della caduta di San Giovanni d’Acri avvenuta nel 1291, eventi che tingono la Vita nova di dolore. Guido Cavalcanti sarebbe morto nell’agosto del 1300. La Vita nova e la Commedia sono come delle elegie poetiche per loro.

La descrizione di Boccaccio, Decameron VI.ix, del luogo rappresenta Guido Cavalcanti, amico di Dante e compagno poeta, di dieci anni più grande di lui, che salta sulle tombe per sfuggire a coloro che lo schernivano:

"Ora avvenne un giorno che, essendo Guido partito 30. d’Orto San Michele e venutosene per lo corso degli 12. Adimari infino a 3. San Giovanni, il quale spesse volte era suo cammino, essendo quelle arche grandi di marmo, che oggi sono in 4. Santa Reparata, e molte altre dintorno a San Giovanni, ed egli essendo tra le colonne del porfido che vi sono e quelle arche e la porta di San Giovanni, che serrata era, messer Betto con sua brigata a caval venendo su per la piazza di Santa Reparata, veggendo Guido là tra quelle sepolture, dissero: - Andiamo a dargli briga -; e spronati i cavalli a guisa d’uno assalto sollazzevole gli furono, quasi prima che egli se ne avvedesse, sopra, e cominciarongli a dire: - Guido tu rifiuti d’esser di nostra brigata; ma ecco, quando tu arai trovato che Iddio non sia, che avrai fatto? A’ quali Guido, da lor veggendosi chiuso, prestamente disse: - Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace - ; e posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fussi gittato dall’altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò."


George Eliot nel suo romanzo storico Romola, ambientato al tempo di Savonarola, ha descritto allo stesso modo le tombe che una volta disseminavano Piazza San Giovanni. Giovanni Villani aveva raccontato delle due colonne di porfido che Pisa donò a Firenze ma che prima bruciarono in modo che non potessero più prevedere il futuro.

Dino Compagni nella sua Cronica, I.20, descrive l'antagonismo fra Guido Cavalcanti e Corso Donati:

Uno giovane gentile, figliuolo di messer 29. Cavalcante Cavalcanti, nobile cavaliere, chiamato Guido, cortese e ardito ma sdegnoso e solitario e intento allo studio, nimico di messer 14. Corso, avea più volte diliberato offenderlo. Messer Corso forte lo temea, perché lo conoscea di grande animo; e cercò d’assassinarlo, andando Guido in pellegrinaggio a San Iacopo; e non li venne fatto. Per che, tornato a Firenze e sentendolo, inanimò molti giovani contro a lui, i quali li promisono esser in suo aiuto. E essendo un dì a cavallo con alcuni da casa i 19. Cerchi, con uno dardo in mano, spronò il cavallo contro a messer Corso, credendosi esser seguìto da’ Cerchi, per farli trascorrere nella briga: e trascorrendo il cavallo, lanciò il dardo, il quale andò in vano. Era quivi, con messer Corso, Simone suo figliuolo, forte e ardito giovane, e Cecchino de’ Bardi, e molti altri, con le spade; e corsogli dietro: ma non lo giugnendo, li gittarono de’ sassi; e dalle finestre gliene furono gittati, per modo fu ferito nella mano.

LA MISERICORDIA

7a. Il Bigallo/Misericordia. Il Museo del Bigallo faceva originariamente parte della Misericordia, e il suo affresco della Madonna della Misericordia, più tardo di Dante, rispetto agli anni in cui visse, presenta la città di Firenze e i suoi cittadini riparati sotto il manto della Madonna, che a sua volta è ricamato con le Sette Opere di Misericordia. La miniatura che fa parte del Libro del Biadaiolo, scritto per Orsanmichele, oggi Biblioteca Laurenziana, Tempi 3, e il Polittico di Santa Umiltà agli Uffizi anche mostrano la Firenze medievale com'era al tempo di Dante, mentre il dipinto di Domenico di Michelino in epoca più tarda rappresenta il Duomo di Santa Maria del Fiore quando è stato edificato. 

     
Bigallo, Madonna della Misericordia 

    
Libro del Biadaiolo                          Pietro Lorenzetti, Santa Umiltà, Uffizi

L'archittetura arnolfiana delle porte di Firenze è anche quella della Commedia
La Madonna della Misericordia, il Bigallo, precedentemente la MISERICORDIA, con le Sette Opere di Misericordia, 1. Dar da mangiare agli affamati, 2. Dar da bere agli assetati, 3. Vestire gli ignudi, 4. Alloggiare i pellegrini, 5. Visitare gli infermi, 6. Visitare i carcerati, 7. Seppellire i morti. In questo itinerario vedrai 30. Orsanmichele, il granaio per sfamare persino il nemico in tempo di carestia, la prima Opera di Misericordia, Dar da mangiare agli affamati; l’Ospedale di Santa Maria Nuova, la quinta Opera di Misericordia, Curare gli infermi, compresi i pellegrini, e la settima Opera di Misericordia (non nel Vangelo di Matteo), Seppellire i morti. Queste Sette Opere di Misericordia saranno affrescate anche nella chiesetta dei 24. Buonomini di San Martino (accanto alla casa di Dante) da Domenico Ghirlandaio.

7b. La Misericordia edificò per loro un altro edificio alla sinistra del Bigallo, dall’altra parte di via Calzaiuoli.

 Mappa 1D. In Piazza del Duomo, 20. MISERICORDIA, posta in epoca più tarda rispetto alle altre, nel 1954. Lettura 32

   


VERGINE MADRE, FIGLIA DEL TUO FIGLIO
UMILE E ALTA PIU CHE CREATURA
TERMINE FISSO D'ETERNO CONSIGLIO

TU SE' COLEI CHE L'UMANA NATURA
NOBILITASTI SÌ, CHE IL SUO FATTORE
NON DISDEGNÒ DI FARSI SUA FATTURA.

NEL VENTRE TUO SI RACCESE L'AMORE
PER LO CUI CALDO NELL'ETERNA PACE
COSÌ È GERMINATO QUESTO FIORE

        ANNO MARIANO MCMLIV
                                                  
PAR XXXIII.1-9

I soci della Misericordia per oltre 700 anni si sono adoperati per il trasporto dei malati e dei moribondi e hanno seppellito i morti, indossando tuniche e cappucci neri che coprivano il volto tranne che per i fori per gli occhi, ora proibiti, ma che io ho ancora visto negli anni Sessanta del Novecento.  I soci della Misericordia guidano le ambulanze gratuite che vedi parcheggiate fuori dal Duomo.



La Peste a Firenze, 1600


 


Museo dell'Opera del Duomo.
Quando Michelangelo scolpì il suo autoritratto nella Pietà (allora nel Duomo), come Nicodemo, raffigura sé stesso incappucciato come un membro (fratello) della Misericordia aiutando a seppellire il Cristo morto.

  


Vedrai anche al Museo dell’Opera del Duomo, le sculture di Arnolfo di Cambio che erano sulla facciata di Santa Reparata, una delle quali è quella della Dormizione della Vergine, raffigurante Cristo che teneramente porta in Cielo l’anima della Madre, come una bambina, che illustra perfettamente la 'Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio" di Paradiso XXXIII. Oderisi citato da Dante in Purgatorio X, anche mostra questa scena.


   



SANTA MARIA NUOVA OSPEDALE

8. Ospedale di Santa Maria Nuova. Prendi ora via dell’Oriolo, svolta a sinistra in via Folco Portinari, e davanti a te c’è l’Ospedale di Santa Maria Nuova. L’edificio delle oblate (oggi Biblioteca delle Oblate) di fronte ad esso ospitò l’ordine caritativo femminile fondato dalla nutrice di Beatrice, Monna Tessa, mentre il padre di Beatrice, Folco Portinari, fondò l’ospedale, 1288, tuttora in uso. Le infermiere utilizzavano un tunnel per raggiungere l’ospedale dal loro convento con le sue grandi lavanderie. Florence Nightingale, nata a Bellosguardo sopra Firenze, lo avrebbe usato come modello per la sua istituzione di ospedali con infermiere. Sarah Parker Remond, la prima donna medico, un’abolizionista afroamericana amica di Frederick Douglass, venne a studiare medicina qui con una lettera di Giuseppe Mazzini negli anni 1876-1878. Ricordiamo la Vita nova di Dante e i suoi racconti della morte sia del banchiere Folco Portinari, 31 dicembre 1289, che di Beatrice Portinari, sua figlia sposata con Simone de' Bardi, che morì l'8 giugno 1290, forse di parto.

Nel Medioevo

      

Nel Rinascimento e oggi.

   


Dall’Ospedale di Santa Maria Nuova puoi ora proseguire lungo via Sant'Egidio fino a quando sulla tua destra non vedi un arco.

 

9. Attraversa quest’arco per ritrovarti nella piazza di San Piero Maggiore. Parte della facciata rinascimentale della chiesa di San Piero, demolita al fine del '700, è alla tua sinistra.

 
Le torri medievali alla tua destra sono quelle dei Donati e degli Albizzi. Questa piazza e la sua storia di violenza possono spiegare perché Dante venne esiliato da questa città. Dobbiamo a questo punto dare una panoramica di quella storia. I nobili Ghibellini proprietari terrieri, inclini spesso alla violenza, incolti, edificarono alte torri come queste - in realtà molto più alte - in lotta l’uno contro l’altro con faide tra opposte fazioni per le strade. Nel 1250 il partito Guelfo di Firenze, composto da mercanti e banchieri, li espulse, mandandoli in esilio nelle campagne dove costituirono dei veri e propri potentati. Intanto a Firenze i mercanti Guelfi cercavano pace e prosperità, livellando le torri Ghibelline ad un’altezza inferiore e usando la pietra in eccesso per far costruire da esse ad Arnolfo di Cambio le mura di difesa comune. I Guelfi e il loro Notaio/Cancelliere, Brunetto Latino, modellarono il loro governo su Cicerone e altri scrittori romani, e sul concetto dell’amore di Dio e del prossimo del Vangelo, creando a Firenze una repubblica, il "Primo Popolo". Poi il disastroso agguato delle forze guelfe fiorentine a Montaperti nel 1260 da parte di Re Manfredi e dei Ghibellini, si concluse con l’esilio dei Guelfi fino alle vittoriose battaglie di Benevento e Tagliacozzo sotto il loro campione eletto, l’avaro e bellicoso Conte Carlo d’Angiò e di Provenza. La Pace del Cardinale Latino del 1280, operando contro la tirannia di Carlo, alleò poi le famiglie guelfe e ghibelline a Firenze, con matrimoni tra di loro per tessere la pace, come avvenne, ad esempio, con la figlia del Ghibellino Farinata, di nome Beatrice, andata in sposa al figlio del Guelfo Cavalcanti, Guido. Per stabilizzare ulteriormente Firenze, Giano Della Bella promulgò gli Ordinamenti di Giustizia, il 3 luglio 1292, che proibivano le faide di sangue pena l’esilio e la morte. Il Podestà col Gonfalone di Giustizia giungendo sulla scena con la sua banda armata per arrestare i perpetratori e porre fine alla violenza.


      
Villani, Pacino di Bonaguida, Giano Della Bella   Gonfalone di Giustizia di Firenze, Cimitero degli Inglesi

Arriviamo ora alla storia dei parenti acquisiti di Dante, della famiglia dei Donati, della moglie, Gemma Donati, alla quale era stato promesso in matrimonio quando era ancora adolescente, dalla quale ebbe quattro figli, Giacomo, Giovanni, Pietro e Antonia, ma lontanamente fu anche imparentato con i tre figli del Cavaliere Simone Donati che vivevano in questa piazza, Corso, Forese e Piccarda, fino a quando ella divenne monaca, dall’altra parte dell’Arno, questi familiari ciascuno dei quali egli cita nelle cantiche della Commedia. Dante Alighieri e Forese Donati avevano prima scritto tenzoni scurrili, dispute in poesia l’uno contro l’altro e poi immagina di incontrarlo in Purgatorio XXIII. Si incontra con commozione con Piccarda, che Donati strappò a forza dal suo convento, costringendola al matrimonio, in Paradiso III, nella sfera della luna incostante, perché aveva dovuto infrangere i suoi Voti religiosi.


Maria Grazia Beverini Del Santo, Piccarda Donati nella storia del Monastero di Monticelli (Firenze: Pagliai, 2007).

Dante allude vagamente a Corso nella Commedia, in Purgatorio XXIV.82-87 dove lo descrive smembrato per essere stato trascinato da un cavallo a San Salvi dopo essere fuggito da questa piazza dai fiorentini inferociti, il 6 ottobre 1308. Il bellicoso Corso combatté bene nelle battaglie fiorentine, la sua carriera consistette in cariche politiche marziali, venendo assunto come podestà in città come Pistoia, Parma e Treviso, mentre in patria divenne il capo tirannico della fazione dei Guelfi Neri, liberando anche dal carcere i criminali che l’avrebbero sostenuto. Dante, quando Priore, 15 giugno-15 agosto 1300, dovette esiliare sia Corso Donati, suo nemico Guelfo Nero, che Guido Cavalcanti, suo amico Guelfo Bianco e compagno poeta, sotto gli Ordinamenti di Giustizia di Giano Della Bella, provocando tragicamente la morte di Guido per febbre quell’agosto e risultando nell’eterna inimicizia di Corso, per la quale egli, a sua volta, fece esiliare Dante nel 1302. Giovanni Villani e Dino Compagni chiamano Corso Donati un nuovo "Catilina" dal nome del bel e violento nobile traditore di Cicerone e della Repubblica Romana, mentre Pacino di Bonaguida, che illustrò anche copie della Commedia, mostrava quel caos nel manoscritto Vaticano della Nuova Cronica di Giovanni Villani, prima con la scena di Corso che libera i criminali dalle Stinche (il carcere vicino Santa Croce), secondo, con la sua morte oltre le mura della città.

  
Giovanni Villani, Nuova Cronica, Pacino di Bonaguida


Carcere delle Stinche, Domenico Ghirlandaio, 24. Oratorio di San Martino

 
L'unica piccola porta dell’imponente carcere delle Stinche, costruito con le pietre della Torre Ghibellina degli Uberti (la famiglia di Farinata degli Uberti) e iniziato nel 1300, era chiamata 'Porta della Miseria'. Il Ghirlandaio la affresca in epoca più tarda nella sesta delle Sette Opere di Misericordia, Visitare i carcerati, dove raffigura un 24. Buonuomo di San Martino - i Buonomini si incontravano ogni settimana per spartire il denaro da distribuire ai bisognosi nell'oratorio accanto alla casa di Dante - che riscatta i prigionieri detenuti per brutti debiti. Dante potrebbe ricordare la sua porta con la Porta dell'Inferno III.

Oltre il bordo della mappa. In Piazza San Salvi, sulla chiesa, con lo stemma di Firenze e lo stemma dei Donati, con riferimento a Corso Donati e alla sua violenza. Lettura 9

    

"Or va", diss'el, "chè quei che più n'ha colpa,
    vegg'io a coda d'una bestia tratto
    inver la valle oue mai non si scolpa.
La bestia ad ogni passo va più ratto
    crescendo sempre, finch'ella il percuote,
    e lascia il corpo vilmente disfatto.                                                            
                                  
PURG XXIV. 81-86

Risali ora Borgo degli Albizzi fino ad incontrare via del Proconsolo. Svolta a destra in via del Proconsolo, quindi prendi la prima a sinistra per arrivare in via delle Oche. Cammineremo ora boustrophedon (come buoi che arano un campo avanti e indietro) per via delle Oche, verso via Calzaiuoli, poi lungo via del Corso verso via del Proconsolo di nuovo al 20. Bargello, alla 21. Badia e su per via Dante e Tavolini e Orsanmichele. Dante, in Paradiso XVI disserta sulla loro città con il suo trisavolo fiorentino Cacciaguida che partecipò alla Seconda Crociata, ricordando insieme le sue viuzze del vecchio centro e tutti questi vicini, come si fa nei sogni, come doveva fare Joyce, anche in esilio, con la sua città di Dublino, in Ulysses. Di seguito presentiamo gli edifici, anche lo stemma e i versi apposti sulle lapidi in marmo per decisione del Comune nel 1900. Adesso hanno urgente bisogno di pulitura e molte sono illeggibili, mentre alcune sono andate perdute.


10.
Mappa 1D. In via delle Oche. Lettura 29

Non trovata

. . . NON DEE PARER MIRABIL COSA
CIO CH'IO DIRO DELLI ALTRI FIORENTINI,
ONDE E LA FAMA NEL TEMPO NASCOSA

PAR XVI.85-87

11. Mappa 1D, Parrini XXI, Tassinari XXI. In via della Oche, 20 rosso, alla tua destra, su quel che resta della Torre dei Visdomini, i versi di Dante accennano alla loro chiesetta, ora all’ombra del grande Duomo. Lettura 30

    


                   VISDOMINI
COSI FACEAN I PADRI DI COLORO
CHE, SEMPRE CHE LA CHIESA VOSTRA - VACA,
SI FANNO GRASSI, STANDO A CONSISTORO.

PAR XVI.112-114


12. Mappa 1D, Parrini XXII. In Via delle Oche, 19, alla tua sinistra, dove sorgevano le case degli Adimari, Lettura 31

 

L'OLTRACOTATA SCHIATTA CHE S'INDRACA
DIETRO A CHI FUGGE, E A CUI MOSTRA IL DENTE
O VER LA BORSA, COM'AGNEL, SI PLACA.
                            ADIMARI

PAR XVI.115-117

Giungiamo ora in via Calzaiuoli, dove si svolta a sinistra per giungere alla moderna piazza della Repubblica, edificata all'epoca di Firenze capitale e per questo abbattendo gran parte della Firenze medievale. Successivamente giriamo ancora a sinistra lungo via degli Speziali che diventerà via del Corso.
 

13. Mappa 1C, Parrini XVI, Tassinari XVI . In via degli Speziali, 11 rosso, dove sorgevano le case degli Alighieri. Lettura 27 

Procedi alla tua sinistra fino a raggiungere Piazza della Repubblica, svoltando ancora a sinistra in via degli Speziali, 11 rosso, per trovare alla tua destra il luogo dove un tempo sorgevano le case degli Alighieri. Questa via diventa via del Corso (dal "cursus" in latino), così chiamata dalla corsa che vi si faceva.

 

GLI ANTICHI MIEI ED IO NACQVI NEL LOCO
DOVE SI TRVOVA PRIA L'VLTIMO SESTO
DA QVEL CHE CORRE IL VOSTRO ANNVAL GIVOCO.

PAR XVI.40-42

14. Mappa 1D Parrini XII. In via del Corso, 31, rosso, su quel che resta della Torre dei Donati. Lettura,  25

 

                            DONATI
. . . IL LVOGO, V' FVI A VIVER POSTO
DI GIORNO IN GIORNO PIV' DI BEN SI SPOLPA,
ED A TRISTA RVINA PAR DISPOSTO.
  . . . QVEI CHE PIV' N'HA COLPA
VEGG'IO A CODA D'VNA BESTIA TRATTO
IN VER LA VALLE OVE MAI NON SI SCOLPA".
 
PURG XXIV.79-84


Qui anche troviamo l'arco della Piazza de' Donati, un altro ramo della famigli, il ramo di Gemma Donati, dove Dante probabilmente giocava da ragazzo. Ora, con il Covid, è dove puoi cenare sotto le stelle alla ‘Trattoria del Pennello’. Qui abbiamo letto la Commedia e la Vita nova, poi cenando. E sì, questa è la mia bicicletta, in parte nella foto.


 

15. Il prossimo arco conduce alla chiesa di Santa Margherita dei Cerchi (dedicata a Santa Margherita d'Antiochia, santa protettrice del parto), che è proprio in fondo alla strada dalla falsa Casa di Dante e Museo Casa di Dante, dove Beatrice Portinari nel 1286 andò in sposa all’età di vent'anni a Simone de’ Bardi. Ella morì quattro anni dopo, l'8 giugno 1290, e sarebbe stata sepolta con la famiglia dei Bardi in Santa Croce, mentre le tombe dei Portinari, compresa quella di suo padre Folco e della sua nutrice Monna Tessa, si trovavano in questa piccola chiesa. Le tombe di Folco Portinari e di Monna Tessa sono ora all'Ospedale di Santa Maria Nuova.

    

Poi torna ancora a via del Corso.

16. Mappa 1D Parrini I. In via del Corso, 18, dove sorgeva la Torre degli Adimari. Lettura 26

 

                 CAVICCIVLLI

TVTTI GRIDAVANO -A FILIPPO ARGENTI!-
E'L FIORENTINO SPIRITO BIZZARRO
IN SÈ MEDESMO SI VOLVEA CO' DENTI.

INF VIII.61-63


7. Mappa 1D, Parrini XIII, Tassinari XIII. In via del Corso, 6, alla tua sinistra, dove sorgevano le case dei Portinari. Lettura 24

Folco Portinari, banchiere, padre di Beatrice, fondò l’Ospedale di Santa Maria Nuova, mentre la nutrice di Beatrice, Monna Tessa, fondò l’attiguo Ordine delle Oblate, che lì assisteva malati e moribondi, così come la Misericordia presso il Duomo si adoperava per il trasporto dei malati e moribondi e seppelliva i morti, Dante in precedenza aveva celebrato la famiglia de' Portinari nella Vita nova. Questa lapide descrive l’apparizione a lui di Beatrice in Purgatorio XXX, nei colori che sarebbero diventati la bandiera nazionale dell’Italia nel Risorgimento.

   


                         PORTINARI

SOVRA CANDIDO VEL , CINTA D'ULIVA,
DONNA M'APPARVE SOTTO VERDE MANTO
VESTITA DEL COLOR DI FIAMMA VIVA.

PURG XXX.31-33

18. Mappa 1D. Parrini XV. In via del Corso, via del Proconsolo, alla tua destra, dove sorgevano le case dei Ravignani. Lettura 22

 


BELLINCION BERTI VID'IO ANDAR CINTO
DI CVOIO E D'OSSO, E VENIR DALLO SPECCHIO
LA DONNA SVA SANZA IL VISO DIPINTO.

PAR XV.112-114


19. Mappa 1D, Parrini XVII. In via del Corso, 4 rosso, alla tua sinistra dove sorgevano le case dei Cerchi. Lettura 23

 


LA PORTA, CH'AL PRESENTE E CARCA
DI NUOVA FELLONIA, DI TANTO PESO,
CHE TOSTO FIA IATTVRA DELLA BARCA.

PAR XVI. 94-96


IL BARGELLO

20. Ora svoltiamo in via del Proconsolo. Camminando alla tua sinistra arriviamo al Bargello, allora il Palazzo del Podestà. Il forestiero assunto con un contratto a tempo determinato (come il Presidente americano), che doveva giurare di sostenere e amministrare la Costituzione, gli Statuti, portando con sé soldati, avvocati e giudici, con i quali amministrare la giustizia, impedire la criminalità, riparare strade e ponti, prendersi cura delle vedove e degli orfani. Questa parte della città di Firenze con il 20. Bargello, 22. La Torre della Castagna, e 40. Palazzo Vecchio, allora Palazzo del Popolo, è dedicata al suo governo, allo Stato, più che alla Chiesa, alla Giustizia, integrata dalla Misericordia.



 


Nel 1255 il Primo Popolo della Città di Firenze pieno d’orgoglio appose questa lapide [Mappa 2D] sulla facciata del BARGELLO, le cui parole furono scritte dal maestro di Dante, Brunetto Latino, riprendendo le parole di Lucano. Quell’orgoglio sarebbe stato cancellato alla Battaglia di Montaperti nel 1260, e Brunetto fu costretto ad andare in esilio in Spagna e poi in Francia.

+SUMMALEXANDER S[AN]C[TU]SQUE[M] MVNDVS ADORAT
CV[M] PASTOR MV[N]DI REGNABA[N]T REX[QVE] GVIELMVS.
ET CV[M] VIR SPLENDE[N]S ORNATVS NOBILITATE
DE MEDIOLANO DE TVRRI SIC ALAMANNVS
VRBEM FLORENTE[M] GAVDENTI CORDE REGEBAT
MENIA TVNC FECIT VIR CO[N]STA[N]S ISTA FVTVRIS.
QVI PREERAT P[O]P[V]LO FLORENTI BARTHOLOMEVS
MA[N]TVA QVEM GENVIT COGNOMINE DENVVVLONO
FVLGENTE[M] SENSV CLARV[M] PROBITATE REFVLTUM
QUE[M] SIGNA[N]T AQVILE REDDV[N]T SVA SIGNA DECORVM
INSIGNVM P[O]P[V]LI QUOD CO[N]FERT GAVDIA VITE
ILLIS QVI CVPIVNT VRBEM CONSVRGERE CELO


QVAM FOVEAT [CHRISTV]S CO[N]SERVET FEDERE PACIS
EST QVIA CV[N]CTORUM FLORENTIA PLENA BONORV[M].
HOSTES DEVICIT BELLO MAGNO[QUE] TVMVLTV
GAVDET FORTVNA SIGNIS POPVLO[QUE] POTENTI
FIRMAT EMIT FERVENS STERNIT NV[N]C CASTRA SALVTE
QVE MARE QVE TERRA[M] QUE TOTV[M] POSSIDET ORBEM.
PER QVAM REGNANTE[M] FIT FELIX TVSCIA TOTA
TA[M]QUA[M] ROMA SEDET SEMPER DVCTVRA TRIVMPHOS.
OMNIA DISCERNIT CERTO SVB IVRE CONHERCENS
ANNIS MILLENIS BIS CENTVM STANTIBUS ORBE
PENTA DECEM IVNCTIS [CHRIST]I SVB NOMINE QVIN[QUE]
CUM TRINA DECIMA TVNC TE[M]PORIS INDITIONE.

che Dante riecheggerà nel canto di Ulisse, Inferno XXVI

Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande
   che per mare e per terra batti l'ali,
   e per lo 'nferno tuo nome si spande!

                        

ASF, Libro di Montaperti, fol. 33r             Biblioteca Vaticana L.VIII.296, fol. 92r, Villani, Nuova Cronica, Montaperti

Brunetto Latino. Prima di partire per la Spagna, aveva scritto pagine di suo pugno nel Libro di Montaperti, che oggi è conservato nell’Archivio di Stato fiorentino insieme al Libro del Chiodo. Questo manoscritto è miniato da Pacino di Bonaguida che avrebbe anche miniato manoscritti della Commedia per l'officina di Francesco da Barberino.

IL LIBRO DEL CHIODO

IL LIBRO DELL' ESILIO


Dante trasformerà questo libro dell’esilio, il Libro del Chiodo del 1302, il Libro del suo Esilio, nella Commedia, il Libro del Pellegrinaggio, così come anche Brunetto aveva convertito il Libro di Montapeti nel Tesoretto, nel Livres dou Tresor e nel Tesoro. Il Libro del Chiodo, prima conservato al Bargello, ora nell’Archivio di Stato in Piazza Beccaria, comminava l’esilio e persino la morte a coloro che vi erano nominati, Dante Alighieri lo era per tre volte. 
 
Gli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella richiedevano che i partecipanti al governo fossero membri di corporazioni commerciali, che avessero un sostentamento commerciale, e che partecipassero alla sua prosperità, piuttosto che essere della nobiltà proprietaria terriera e in lotta. Dante, per partecipare al governo, si iscrisse nel 1295 ad una corporazione per medici e mercanti di spezie, l’Arte de' Medici e Speziali, il cui stemma era della Madonna col Bambino. A questa corporazione si deve anche la produzione di manoscritti scritti su pergamena, miniati con pigmenti e rilegati con pelle e metallo. Dante, dal 15 giugno al 15 agosto 1300, prestò servizio come uno dei sei Priori, come richiesto dagli Ordinamenti di Giustizia. I Priori dovevano vivere insieme per due mesi nella Torre della Castagna, onde essere sottratti alla corruzione, e giudicare nei casi di violenza. Nel frattempo il partito Guelfo si era spaccato nei Guelfi Neri, che divennero come i nobili violenti Ghibellini, in contrapposizione ai Guelfi Bianchi che mantennero la tradizione Guelfa come partito per la pace e la prosperità repubblicana. Durante il suo mandato, il grande amico di Dante, il Guelfo Bianco Guido Cavalcanti e il grande nemico di entrambi, il violento Guelfo Nero Corso Donati vennero alle mani e Dante fu costretto a condannare entrambi all’esilio. Come risultato Guido morì di febbre contratta durante quell’esilio a Sarsana al suo ritorno in agosto, mentre Corso mai perdonò Dante per il suo esilio, causando a sua volta l’esilio di Dante per tutta la vita. La moglie di Dante, Gemma Donati, imparentata con Corso Donati, rimase a Firenze, mentre i loro figli, Giacomo, Giovanni, Pietro e Antonia, raggiunsero il padre in Veneto, dove Giacomo e Pietro avrebbero scritto commenti alla Commedia del padre e Antonia sarebbe diventata monaca a Ravenna, prendendo il nome di “Beatrice”. 


Enrico Giannini (la famiglia Giannini sono rilegatori a Firenze da cinque generazioni) e Daniel-Claudiu Dumitrescu (il cui nonno era il più grande lavoratore del rame della sua regione in Romania) insieme hanno creato il facsimile della coperta dell’infamante   Libro del Chiodo, ora nell’Archivio di Stato fiorentino, in cui Dante è per tre volte condannato all’esilio o al rogo se fosse tornato a Firenze. Questa rilegatura contiene l’edizione in facsimile a cura di Francesca Klein dell’Archivio di Stato fiorentino, pubblicata dalle Edizioni Polistampa nel 2004. È esposta al Museo Casa di Dante, mentre un’altra copia è al Cimitero ‘degli Inglesi’ e sarà donata alla Società Dantesca Italiana. L’originale che abbiamo visto si trova ora nell’Archivio di Stato in Piazza Beccaria. Il Libro del Chiodo era prima conservato al Bargello.

Facsimile della coperta. Il chiodo è fissato sul retro della coperta.






Fronte della coperta del libro

Pagina 4 1302 'Dante Alleghieri de sextu Sancti Petri Maioris' è condannato a due anni di esilio per il reato di baratteria ('super baracteriis, iniquis extorsionibus et lucris illicitis').






Pagina 15  'Dante Allighierii'



Page 147  'De sextu Porte Sancti Petri  Dante Alleghierij'



Il Libro del Chiodo osserva Francesca Klein era custodito al Bargello, carcere della città e sede del Podestà e del Consiglio di Giustizia di Firenze. Nel 1302 il Podestà Cante de' Gabrielli di Gubbio condannò Dante all’esilio.

  
Padova, Capella dell'Arena, Giotto, finito, 1305                        


Bargello, Cappella della M
addalena, scuola giottesca, dopo il 1321 


Dopo la morte di Dante in esilio a Ravenna, nel 1321, il suo compagno di studi Francesco da Barberino, tornato dall’esilio, fece affrescare questa scena dalla scuola di Giotto con Dante Alighieri, Corso Donati (patrono di Francesco), Brunetto Latino (che insegnò a Guido Cavalcanti, Dante Alighieri e Francesco da Barberino negli anni tra il 1280 e il 1290), e il Vescovo Antonio Orso, tutti ormai morti, con se stesso, ancora vivente, inginocchiato (come vediamo il donatore Enrico degli Scrovegni nella Cappella dell'Arena a Padova, affrescato da Giotto) di fronte al suo compagno di studi, il loro maestro, e i suoi antichi patroni nella Cappella della Maddalena del Bargello. Al contempo Francesco commissionò a Tino da Camaino il sepolcro per il Vescovo Antonio Orso nel 4. Duomo. Francesco avrebbe con cura riabilitato la memoria di Dante a Firenze, facendo in modo che dalla sua casa editrice fiorentina uscissero cento manoscritti della Commedia, due dei quali da lui stesso firmati. I condannati a morte dovevano trascorrere la notte prima dell’esecuzione in preghiera in questa Cappella della Maddalena.


Ora dal Bargello torniamo alla Badia alla nostra sinistra, l’antico monastero fondato dalla madre del Conte Ugo, i cui monaci Dante avrebbe udito cantare i salmi e inni in canto gregoriano che poi colloca nella Commedia.


LA BADIA

21. La Badia  Mappa 1D. Parrini XXIV.  In via del Proconsolo, BADIA, 17 rosso. Entrate nella porta salendo i gradini, poi girate a destra lungo il chiostro fino all’altra sua porta in via Dante Alighieri. Lettura 21
 

                        VGO DI TOSCANA

CIASCVN CHE DELLA BELLA INSEGNA PORTA
DEL GRAN BARONE, IL CVI NOME E'L CVI PREGIO
LA FESTA DI TOMMASO RICONFORTA
DA ESSO EBBE MILIZIA E PRIVILEGIO.

PAR XVI.137-139

            
Catasto dell Badia                                                       Bigallo                             Biadaiuolo        Umiltà             Duomo        Oggi

Là da ragazzo Dante avrebbe sentito suonare le campane della Badia e i monaci cantare alla Terza e alla Nona, alle nove e poi alle tre, la terza e la nona ora del giorno. Gli altri loro Uffici di Preghiera sarebbero stati le Lodi, il Mattutino, la Sesta, i Vespri e la Compieta, così come la Messa. Quando abbiamo eseguito  la Musica della Commedia nei concerti abbiamo usato i manoscritti dell’epoca di Dante di Santa Reparata e non solo.

Più tardi Boccaccio avrebbe tenuto pubbliche lezioni sulla Commedia di Dante nella Cappella di Santo Stefano della Badia e Filippino avrebbe realizzato questo dipinto della visione della Vergine di San Bernardo, che gli dice cosa scrivere nel suo commento al Cantico dei Cantici di Salomone. Che Dante evocherà in Paradiso XXXIII.

Apparition of The Virgin to St Bernard by
                        LIPPI, Filippino

22.
Mappa 2D, Parrini XIV. In via Dante Alighieri, 1, alla tua sinistra uscendo dalla chiesa della 21. BADIA. Lettura 19

 

FIORENZA DENTRO DALLA CERCHIA ANTICA,
OND'ELLA TOGLIE ANCORA E TERZA E NONA,
SI STAVA IN PACE, SOBRIA E PVDICA.

PAR XV. 97-99

Una mappa dei luoghi legati a Dante in marmo che necessita di restauro è posta sul muro di sinistra poco prima della Torre della Castagna.





LA TORRE DELLA CASTAGNA


23. La Torre della Castagna alla tua sinistra, la Torre dei Priori, era la sede del governo  del Comune di Firenze al tempo di Dante. Le votazioni si svolgevano utilizzando sacchetti con le castagne dentro, da cui deriva il nome della Torre dei Priori.



Mappa 2D. Le parole di Dino Compagni sono sulla lapide sulla TORRE DELLA CASTAGNA, Piazza San Martino dove Brunetto Latino, Dante Alighieri, Dino Compagni e Francesco da Barberino avevano tutti servito come Priori. Dante, ricordiamo, durante i suoi due mesi di ufficio, esiliando il suo amico, Guido Cavalcanti, e il loro violento nemico Corso Donati. Guido morendo di febbre in quell’esilio.

3 luglio 1292 Ordinamenti di Giustizia di Giano Della Bella. I miracoli della Vergine hanno inizio nel tabernacolo di Orsanmichele. Guido Cavalcanti scrive di questi miracoli nel suo sonetto.
1295 Dante si iscrive all’Arte de’ Medici e Speziali.
15 giugno-15 agosto 1300, Dante è uno dei Priori di Firenze nella 23. Torre della Castagna, vicino a Orsanmichele. Questi Priori, secondo gli Ordinamenti di Giustizia, devono esiliare Corso Donati e Guido Cavalcanti, che muore in agosto di malaria.


   

E chiamoronsi Priori dell'Arti e
stettono rinchiusi nella torre della
Castagna appresso alla Badia,
acciò non temessono le minacce
de' potenti

Dino Compagni,
Cronica


LA CHIESA DI SAN MARTINO

24. La Chiesa di San Martino, dall’altra parte della 23. Torre della Castagna e della casa di Dante, fu probabilmente fondata da monaci irlandesi.
Dante, ventenne, si sposò con Gemma Donati qui nel 1285. Più tardi del tempo di Dante il Vescovo Antonino vi avrebbe fondato i BUONUOMINI DI SAN MARTINO e la chiesa sarebbe stata affrescata dal Ghirlandaio con le Sette Opere di Misericordia 1. Dar da mangiare agli affamati, 2. Dar da bere agli assetati, 3. Vestire gli ignudi, 4. Alloggiare i pellegrini, 5. Visitare gli infermi, 6. Visitare i carcerati, 7. Seppellire i morti, queste rispecchiando le scene precedenti nei medaglioni dell’affresco della Madonna della Misericordia, ora al Bigallo. Come la Misericordia e l’Ospedale di Santa Maria Nuova esistono ancora come fondazioni caritatevoli per aiutare i malati, i moribondi e i morti, così questa piccola chiesa ancora è un esempio dell’attuazione da parte di Firenze delle Sette Opere di Misericordia. Osserva sulla tua destra una buca all’interno di una croce di metallo per offrire del denaro. "Buca delle limosine", e sulla tua sinistra una buca in marmo per le lettere con le richieste di aiuto 'Per le istanze'. Puoi ancora dare loro l’elemosina, e su quanto raccolto si riuniscono per discutere ogni venerdì i dodici Buonuomini di San Martino, per poi dare aiuto ai poveri meritevoli segnalati loro nelle lettere consegnate. L’unica fondazione/confraternita medioevale e rinascimentale non più attiva è Orsanmichele, edificata come granaio per sfamare persino il nemico in tempo di carestia. Sono state queste confraternite laiche del Medioevo e del Rinascimento a creare la grande arte di Firenze, non la Chiesa, non i Medici. Ed esse continuano come struttura morale della città. Esse derivano dai Vangeli e dall’Etica Nicomachea di Aristotele, portata dal multiculturalismo della Spagna, dalla cultura araba che preservò la filosofia greca, insegnata da Brunetto nel suo Tesoro e da Dante, suo discepolo, nella Commedia.

  


LA CASA DI DANTE
 
25. La casa di Dante alla tua destra

Mappa 2D, Parrini VIII, Tassinari VIII. In Via Dante Alighieri, 2, CASA DI DANTE, Il Pennello, alla tua destra. Lettura 20

L’attuale Museo Casa di Dante è falso, edificato all’inizio del Novecento, ma l’edificio attiguo è quello mostrato da Leonardo Bruni, egli ci dice, al pronipote di Dante, Leonardo Alighieri.

. . . I' FVI NATO E CRESCIVTO
SOVRA 'L BEL FIVME ARNO ALLA GRAN VILLA.

INF XXIII, 94-95

   
 
                                                              La vera casa di Dante                                                                    La vera casa 10         Falsa Casa di Dante 

Vediamo questa stessa architettura della porta nei pannelli
dipinti da Lorenzetti che mostrano scene della vita di Santa
Umiltà, contemporanea di Dante.


     
Incisione, 1865

È qui che Dante scrisse la Vita nova, presentandola il giorno di Pasqua al suo maestro, con il sonetto di accompagnamento, "Messer Brunetto, questa pulzeletta". Dietro la vera casa di Dante, che si raggiunge dalla trattoria ‘Il Pennello’, c'è la Piazza de 'Donati dove egli avrebbe giocato da ragazzo, Gemma Donati viveva qui e a lei egli era stato promesso sposo dai loro anziani.

26
. Map 2D, Parrini XVIII, Tassinari XVIII. In via dei Tavolini, angolo con via dei Cerchi, alla tua sinistra, dove sorgeva la Torre dei Galigai. Lettura 16

  

                         GALIGAI
. . . ED AVEA GALIGAIO
DORATA IN CASA SVA GIA L'ELSA E'L POME.

PAR XVI.101-102


2
7.
Mappa 2D, Parrini XXV, Tassinari XXV. In via dei Cerchi, via dei Tavolini, alla tua destra, dove sorgeva la Torre dei Della Bella. Lettura 18

    

CIASCVN CHE DELLA BELLA INSEGNA PORTA
DEL GRAN BARONE . . .
. . .
DA ESSO EBBE MILIZIA E PRIVILEGIO
AVVEGNA CHE CON POPOL SI RAVNI
OGGI COLVI CHE LA FASCIA COL FREGIO.

PAR XVI. 127-128, 130-132

28. Mappa 2D, Parrini IX, Tassinari IX. In via dei Tavolini, 8, su quel che resta delle case degli Abati. Lettura 17

 

                                 ABATE
PIANGENDO MI SGRIDO PERCHÉ MI PESTI?
SE TV NON VIENI A CRESCER LA VENDETTA
DI MONTAPERTI, PERCHÉ MI MOLESTE?
. . .
. . . VN ALTRO GRIDO - CHE HAI TV, BOCCA?
NON TI BASTA SONAR COLLE MASCELLE
SE TV NON LATRI? QUAL DIAVOL TI TOCCA?!

INF XXXII.79-81, 106-108

La madre di Dante, Bella degli Abati, era di questa famiglia. Qui Dante calpesta un'anima perduta immersa nel ghiaccio nella parte più profonda dell'Inferno, destinata ai traditori. Segue un dibattito, che echeggia l'incontro con Pier delle Vigne, Dante si offre di nominarlo e ricordarlo nel suo poema, ma quest'anima è desiderosa di rimanere senza nome. Un altro dannato lo identifica come il ghibellino Bocca degli Abbati, che si unì ai Guelfi, fingendo di essere dalla loro parte, poi mozzò la mano del loro portainsegna, di colui che portava il loro vessillo, provocandone la sconfitta. Dante non era ancora nato all'epoca dell'agguato di Montaperti anche se Brunetto, suo maestro, fu strettamente coinvolto nella sua storia.

29.
Mappa 2D, Parrini II. Svolta a sinistra in via Calzaioli, 11 rosso, poco oltre  OrSanmichele, queste alla tua sinistra sul Palazzo dei Cavalcanti. Lettura 15

                             

                    CAVALCANTI
. . . SE PER QVESTO CIECO
CARCERE VAI PER ALTEZZA D'INGEGNO,
MIO FIGLIO OV'E?  PERCHE NON È TECO?
ED IO A LVI DA ME STESSO NON VEGNO
COLVI CVI GVIDO VOSTRO EBBE A DISDEGNO.

INF X, 58-63
 
Guido Cavalcanti, più vecchio di Dante di
dieci anni, fu, con lui, una parte fondamentale del movimento poetico del "dolce stil novo". Dante creò la Vita nova su se stesso e il suo amore adultero/cortese per Beatrice, Cavalcanti le sue rime con il suo per Giovanna, quando entrambi erano sposati, Cavalcanti all'omonima figlia di Farinata degli Uberti, Beatrice, Dante a Gemma DonatiGuido Cavalcanti, tra tante liriche, aveva scritto un sonetto su Orsanmichele, di come la sua Madonna compisse, in ambiente laico, così tanti miracoli, che i Frati di Santa Croce e Santa Maria Novella ne erano invidiosi.

'Una figura della Donna mia', 1292

Una figura della Donna mia
s'adora, Guido, a San Michele in Orto,

che, di bella sembianza, onesta e pia,

de' peccatori è gran rifugio e porto.


E qual con devozion lei s'umilìa,

chi più languisce, più n'ha di conforto:

li 'nfermi sana e' domon' caccia via

e gli occhi orbati fa vedere scorto.


Sana 'n publico loco gran langori;

con reverenza la gente la 'nchina;

d[i] luminara l'adornan di fòri.

La voce va per lontane camina,


ma dicon ch'è idolatra i Fra' Minori,
per invidia che non è lor vicina



ORSANMICHELE

30. Ritorna su via Calzaiuoli verso Orsanmichele, prima cammina tutto intorno al suo esterno, poi entra nella chiesa con il tabernacolo della Madonna col Bambino, e dopo attraversa fino all’Arte della Lana di fronte (l’Arte della Lana commerciava panni e lana con l’Inghilterra e edificò il 4. Duomo) e sali la sua grande scalinata per arrivare al cavalcavia e accedere al primo e secondo ultimo piano di Orsanmichele. Orsanmichele è aperta ai visitatori e gratuita il lunedì. 


       
Orsanmichele, prima della pulitura, con                  Libro del Biadaiolo                                              Las Cantigas de Santa Maria

candeli e una macchina elettrica per la luce
   
Orsanmichele, dopo la pulitura                                    Las Cantigas de Santa Maria, una copia donata a Firenze dal re Alfonso dopo il 1266.

ORSANMICHELE, edificata come granaio per sfamare persino i nemici, come Siena e Pisa, in tempo di carestia, in riparazione del crimine di guerra di Firenze dell’embargo delle derrate alimentari contro Pisa che risultò nel cannibalismo di Ugolino dei suoi figli in Inferno. Il suo tabernacolo è modellato sulla Madonna in un tabernacolo de Las Cantigas de Santa Maria di Alfonso el Sabio. La corporazione di Dante l’Arte dei Medici e Speziali aveva come suo emblema la Madonna col Bambino. ARNOLFO DI CAMBIO scolpì l’Anima della Vergine come una bambina, la Sapienza, la Figlia di Dio, portata in Cielo da Cristo su Santa Reparata. Questi tutti usati da Dante in Paradiso XXXIII, 'Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio'.

Può essere utile avere a portata di mano una cronologia relativa a questi eventi in connessione con Orsanmichele:

1260-1266 Brunetto Latino va in ambasceria presso Alfonso X el Sabio, dopo aver scritto diversi fogli ed essere stato spesso menzionato nel Libro di Montaperti, poi è in esilio in Francia. Alfonso X el Sabio, cercando di essere incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero, invia a Firenze una copia regale delle Cantigas de Santa Maria con i miracoli della Vergine in un tabernacolo (BNCF MS Banco Rari 20). Brunetto invia a lui una copia della Seconda Redazione de Li Livres dou Tresor, ora Escorial MS ii.I.3.
1264 Nascita di Francesco da Barberino
1265 Nascita di Dante Alighieri
13 Ottobre 1284 La Lega Toscana di Firenze, Genova e Siena, con “ser Brunetto Latino” come ambasciatore, è apparentemente alleata contro Pisa per compiacere Carlo d’Angiò, ASF, Capitoli di Firenze, Reg.43, fols. 34r-37v, 85r-87v.
1284-1288 Pisa, bloccata e affamata, scopre il tradimento di Ugolino della Gherardesca e Firenze, e mette in prigione Ugolino e la sua progenie (Inferno 32.124-139 - 33.1-108; G. Villani, Cronica, VII. civ).
18 Marzo 1289 Si scopre che Ugolino della Gherardesca, i suoi due figli e due nipoti sono morti di fame e cannibalismo.
22 Marzo 1289, 7 Dicembre 1291, 17 Luglio 1292, il Comune di Firenze discute una riparazione per il Conte Guelfo, unico figlio sopravvissuto di Ugolino per questo crimine di guerra.
3 Luglio 1292 gli Ordinamenti di Giustizia di Giano Della Bella. I Miracoli della Vergine nel tabernacolo di Orsanmichele hanno inizio, Guido Cavalcanti scrive di questi miracoli nel suo sonetto. 
1295 Dante si iscrive all’Arte de’ Medici e Speziali.
15 giugno-15 agosto 1300, Dante è uno dei sei Priori di Firenze nella 23. Torre della Castagna, vicino a Orsanmichele. Questi Priori, secondo gli Ordinamenti di Giustizia, devono esiliare Corso Donati e Guido Cavalcanti, che muore in agosto di malaria.
1302 Il Libro del Chiodo con le condanne contro i Guelfi Bianchi da parte dei Guelfi Neri, il loro capo, Corso Donati, è conservato nel Palazzo del Podestà, vicino a Orsanmichele. Dante e Francesco sono essi stessi esiliati. Francesco va a Padova dove Giotto sta affrescando la Cappella dell’Arena.
1304 Orsanmichele è distrutta in un incendio, e poi riedificata.
1304-1308 Francesco da Barberino è Notaio di Corso Donati che è eletto Podestà a Treviso. Francesco commissiona per il Palazzo del Vescovo di Treviso l’affresco ora andato perduto sulla Giustizia, Misericordia e Coscienza. È probabilmente durante questo periodo che Dante inizia la Commedia
1310-1313 Enrico VII di Lussemburgo è Imperatore del Sacro Romano Impero. Dante Alighieri e Francesco da Barberino insieme scrivono a lui Epistole Latine. Dante compone il De Monarchia. Il Manoscritto BML Plut. 89 inf. 41, in Latino, che si apre con immagini del Papa e dell’Imperatore, e il bildercodex BRicc MS 1538, in Italiano, riccamente miniato dal “Maestro degli Antifonari di Padova” e dal “Maestro del Graziano di Napoli” sono terminati nel 1313. Entrambi i manoscritti contengono testi di Brunetto Latino e sembrano essere scritti da Francesco da Barberino. 
1313 Francesco è inviato in molte ambascerie per il Doge Giovanni Soranzo di Venezia ed è associato con la famiglia ducale Dandalò, forse copia per loro la Prima Redazione de Li Livres dou Tresor, Verona, Biblioteca Capitolare MS DVIII. Come “clericus conjugatus” (clerico sposato), diventa Dottore in Legge.
1318 Francesco ritorna a Firenze con la sua seconda moglie e i figli di entrambi i matrimoni.
1321 Morte di Dante Alighieri a Ravenna. Francesco da Barberino commissiona la tomba nel Duomo per il suo patrono, il Vescovo Antonio D’Orso, scolpita da Tino da Camaino. Cerca di riabilitare la memoria di Dante a Firenze con l’Officina dei “Danti del Cento” che è attiva fino alla sua propria morte. Forse commissiona l’affresco della Cappella della Maddalena di Brunetto, Corso, Dante e sé stesso.
1321-1335 II Libro di Biadaiolo rileva che il granaio di Orsanmichele sfama persino Siena e Pisa in tempo di carestia, ed è illustrato dal “Maestro delle Effigi Domenicane”.
1322-1345 La Cronica nuova di Giovanni Villani è illustrata da Pacino di Bonaguida.
1337 Orsanmichele è nuovamente riedificata.
1347 Bernardo Daddi dipinge la Madonna col Bambino, copiando la versione originale.
1348 Monna Biancia, figlia di ser Brunetto Latino, vedova di Guido di Filippo da Castiglionchio, lascia un terzo del suo patrimonio alla Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele.
1350 La figlia di Dante Alighieri, Antonia, ora monaca a Ravenna col nome di “Beatrice”, riceve dieci fiorini d’oro dal Boccaccio a nome della Compagnia dei laudesi di Orsanmichele.
1357 Il tabernacolo di Andrea Orcagna è realizzato per il dipinto di Bernardo Daddi.
1358 Monna Biancia muore, Orsanmichele riceve il suo lascito.
23 giugno 1367 un manoscritto del Roman de la Rose viene venduto dalla Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele per quattro fiorini d’oro.


Ricordiamo che i soci della 6. Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele erano sepolti accanto a Santa Reparata (che sarà riedificata come Santa Maria del Fiore), sotto questa scultura dell’Annunciazione:



Le tombe furono rimosse da Piazza San Giovanni dopo.

Giovanni Villani, Cronica, VII.clv. 1322-1348

"De miracoli che apparirono in Firenze per santa Maria d' Orto san Michele. Nel detto anno a di 3 del mese di Luglio, si cominciarono a mostrare grandi e aperti miracoli nella città di Firenze per una figura dipinta di santa Maria in uno pilastro della loggia d'Orto san Michele, ove si vende il grano, sanando infermi, e rizzando attratti, e isgombrare imperversati visibilemente in grande quantità. Ma i frati predicatori e ancora i minori per invidia o per altra cagione non vi davano fede, onde caddono in grande infamia de' Fiorentini. In quello luogo d'Orto san Michele si truova che fu anticamente la chiesa di san Michele in Orto, la quale era sotto la badia di Nonantola in Lombardia, e fu disfatta per farvi piazza; ma per usanza e devozione alla detta figura, ogni sera per laici si cantavano laude; e crebbe tan to la fama de' detti miracoli e meriti di nostra Donna, che di tutta Toscana vi venia la gente in peregrinaggio per le feste di santa Maria, recando diverse immagine di cera per miracoli fatti, onde grande parte della loggia dinanzi e intorno alla detta figura s' empie , e crebbe tanto lo stato di quella compagnia, ov'erano buona parte della migliore gente di Firenze, che molti beneficii e limosine, per offerere e lasci fatti, ne seguirono a' poveri 1' anno piu di seimila libbre ; e seguesi a' di nostri, sanza acquistare nulla possessione, con troppo maggiore entrata; distribuendosi tutta a' poveri".
Laudario della Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele

1337 Presente Orsanmichele edificata, nel 1347 Madonna delle Grazie di Bernardo Daddi, 1357 Tabernacolo di Andrea Orcagna

31.
Mappa 2C, Parrini XX. In via Lamberti, 20 rosso, alla tua destra dove sorgevano le case dei Lamberti. Lettura 28

 


                                 LAMBERTI
. . . E LE PALLE DELL'ORO
FIORIAN FIORENZA IN TVTT'I SVOI GRAN FATTI.

PAR XVI.110-111

Mosca de 'Lamberti era coinvolto nel consiglio che indusse gli Amidei a vendicarsi e uccidere Buondelmonte al Ponte Vecchio. Le lotte del 1216 tra le famiglie 34. Buondelmonte, 36. Amidei, 31. Lamberti, 9. Uberti e 14 Donati hanno dato origine alle vendette Ghibelline e Guelfe a Firenze. Contro le quali Brunetto Latino ha insegnato con cura ai suoi studenti nel Tesoretto.

32. Dietro l’Ufficio Postale si trova il Museo di Palazzo Davanzati in Piazza Davanzati: un bel palazzo del XIV secolo, con pareti affrescate e completo di impianto idraulico e servizi igienici. Chiaro Davanzati fu poeta collega del maestro di Dante, Brunetto Latino. Il palazzo mostra come sarebbe stata la vita di una ricca, nobile famiglia fiorentina, mentre Dante, un orfano, era comparativamente povero. Visitabile. 

33. Mappa 2B, Parrini VI. In Via Tornabuoni, 1, già Via dei Belli, sul Palazzo Gianfigliazzi. Lettura 2

    

                        GIANFIGLIAZZI
. . . COM’IO RIGVARDANDO TRA LOR VEGNO,
IN VNA BORSA GIALLA VIDI AZZVRRO
CHE D'VN LEONE AVEA FACCIA E CONTEGNO

INF. XVII.58-60

Dante in Inferno XVII, alla vista della chimera fraudolenta, Gerione, parla degli Usurai nell’Inferno (lo stesso padre di Dante era un usuraio), e descrive le loro borse che portano lo stemma della loro famiglia. Uno di loro è Rinaldo degli Scrovegni, il cui figlio fece affrescare da Giotto la Cappella dell'Arena a Padova. Abbiamo visto che la figura di Francesco da Barberino nella Cappella della Maddalena del 20. Bargello copia quella di Enrico degli Scrovegni nella Cappella dell’Arena di Padova.

In questa parte di Firenze si trovano via del Purgatorio, piazza del Limbo e l’antica chiesa romanica dei Santi Apostoli dove si conservano le pietre focaie e il portafuoco da cui accendere il fuoco pasquale, una cerimonia riportata dal Sepolcro di Gerusalemme della Prima Crociata, fuoco che viene poi portato in Duomo la domenica di Pasqua per l’accensione della ‘Colombina’, che poi vola fuori dal Duomo per accendere il Carroccio - il grande carro da guerra che viene portato per le strade, trainato da buoi bianchi con corna dorate ornate con ghirlande - facendo esplodere i suoi fuochi d’artificio. Quando Dante crea il Carro per Beatrice in Purgatorio è con la memoria di questo Carroccio, catturato dai Senesi e dai Ghibellini a Montaperti e poi restituito a Firenze. Il trisavolo di Dante, Cacciaguida, fu presente a Gerusalemme alla Seconda Crociata, dove morì. Se sei a Firenze in tre anni diversi, un anno recati a vedere i fuochi d’artificio del Carroccio fuori, un altro vai all’interno del Duomo (il fragore è terribile a causa dell’acustica della cattedrale), il terzo alla chiesa dei Santi Apostoli.




34. Mappa 2C, Parrini XXVIII. In Borgo SS. Apostoli, 6 nero, dove erano le case dei Buondelmonti. Lettura 3
See 37. Ponte Vecchio.

  
             

O BVONDELMONTE . . . . . .
MOLTI SAREBBER LIETE, CHE SON TRISTI,
SE DIO T'AVESSE CONCEDVTO AD EMA
LA PRIMA VOLTA CH'A CITTÀ VENISTI.

 PAR. XVI.140-144

Le lotte del 1216 tra le famiglie 34. Buondelmonte, 36. Amidei, 31. Lamberti, 9. Uberti e 14 Donati hanno dato origine alle vendette Ghibelline e Guelfe a Firenze. Contro le quali Brunetto Latino ha insegnato con cura ai suoi studenti nel Tesoretto.
 
35. Mappa 3C, Parrini XXVI, Tassinari XXVI. In Borgo SS. Apostoli, 4 rosso, sulla Torre dei Baldovinetti. Lettura 4
Non trovata

GIA ERAN GUALTEROTTI ED IMPORTUNI
E ANCOR SARIA BORGO PIU QUIETO
SE DI NOVI VICIN FOSSER DIGIUNI

PAR. XVI.133-135

36. Mappa 3C, Parrini XXVII. In Por S. Maria, 11 rosso, sulla Torre degli Amidei. Lettura 5

     

                             AMIDEI
LA CASA DI CHE NACQVE IL VOSTRO FLETO,
PER LO GIVSTO DISDEGNO CHE V'HA MORTI,
E PVOSE FINE AL VOSTRO VIVER LIETO,
ERA ONORATA, ESSA E SVOI CONSORTI.

PAR. XVI.136-139

Le lotte del 1216 tra le famiglie 34. Buondelmonte, 36. Amidei, 31. Lamberti, 9. Uberti e 14 Donati hanno dato origine alle vendette Ghibelline e Guelfe a Firenze. Contro le quali Brunetto Latino ha insegnato con cura ai suoi studenti nel Tesoretto.
 

PONTE VECCHIO
37. Mappa 3C, Parrini XXIX. Sul PONTE VECCHIO, dove si ergeva la statua di Marte. Dall’altra parte del fiume Arno c’è l’'Oltrarno'. Lettura 6

 

. . . CONVENIASI A QVELLA PIETRA SCEMA,
CHE GVARDA IL PONTE, CHE FIORENZA FESSE
VITTIMA NELLA SVA PACE POSTREMA

PAR XVI.145-147

Giovanni Villani ci dice, iniziò all'abbandono da parte di un Buondelmonte, promesso sposo a una figlia della famiglia Amidei, un abbandono causato da una Donati, Buondelmonte fu poi assassinato alla statua del dio Marte sul Ponte Vecchio.

Queste illustrazioni alla storia fiorentina nella Cronica di Giovanni Villani sono di Pacino di Bonaguida che anche illustra diversi manoscritti del "Danti del Cento". Dante così poetizza le croniche storiche.



Dante Gabriel Rossetti, il cui padre, grande studioso di Dante, era esule politico dall’Italia a Londra, ha dipinto la scena di Dante che dipinge angeli, immaginando la 25. casa di Dante sull’Arno con una veduta di questo ponte.


Oxford, Ashmolean Museum, Dante Gabriel Rossetti, Dante che dipinge angeli 

38. Map 3C, Parrini IV, Tassinari IV. Sul PONTE VECCHIO, sotto il corridoio vasariano. Lettura 7

 

. . . IN SVL PASSO D'ARNO
                                                 
INF XIII.146


PIAZZA SANTA FELICITA'
39. Una volta attraversato il Ponte Vecchio ed essere giunti nell'Oltrarno (l'altra sponda dell'Arno, come l'altra sponda del Tevere di Roma, Trastevere), vedrai alla tua sinistra la piazzetta di Santa Felicità con al centro la colonna bordata in ferro. Ci racconta Giovanni Villani, Cronica VII.lxxxix, che il giorno di San Giovanni, il 24 giugno 1283, quando Dante aveva diciotto anni, mille giovani fiorentini si radunarono là, vestiti di bianco, per celebrare il Dio dell'Amore,

quell’Amore che si sarebbe trovato nel Tesoretto di Brunetto Latino, nella Vita nova di Dante Alighieri, una copia della quale Dante presenterà al suo maestro il giorno di Pasqua con il sonetto di accompagnamento, "Messer Brunetto, questa Pulzeletta", nei Documenti d’Amore di Francesco da Barberino, e nel Canzoniere Palatino. Francesco da Barberino era compagno di studi con Dante Alighieri e Guido Cavalcanti di Brunetto Latino.


Biblioteca Medicea Laurenziana, Strozzi 145, Brunetto Latino, Tesoretto, Miniaturista Francesco da Barberino




 
Biblioteca Medicea Laurenziana, Strozzi 146, fol. 42r, Brunetto Latino,                                Colonna in Piazza Santa Felicita, Firenze
Tesoretto, Miniaturista, Francesco da Barberino


Penso, da questo, che abbiamo trovato un manufatto in pietra ancora esistente del "Dolce stil nuovo"!

Poi torna ancora indietro e svolta a destra per arrivare in Piazza della Signoria e al suo Palazzo del Popolo, oggi chiamato Palazzo Vecchio, susseguente alla costruzione degli Uffizi per volere dei Medici, del Corridoio Vasariano, di Palazzo Pitti. Se visiti la Galleria degli Uffizi vedrai i primi dipinti su foglia d’oro dell’epoca di Dante, un tempo nelle chiese per tutto il popolo ma ora commercializzati per i turisti. Ma anche Palazzo Vecchio non era ancora stato costruito prima dell'esilio di Dante.


Biblioteca Apostolica Vaticana, Francesco da Barberino, Documenti d'Amore


SAN PIERO SCHIERAGGI
40. Il Palazzo del Popolo, oggi chiamato Palazzo Vecchio, era originariamente sede della chiesa di San Piero Schieraggi, poiché era usanza a Firenze firmare i Trattati di Pace, come quello che Brunetto Latino scrisse tra Siena e Firenze nel 1254,



leggendoli in tali chiese e firmandoli alla presenza del popolo al suono delle campane, facendo delle chiese anche luoghi politici. In tempo di guerra tali documenti venivano invece letti sul campo di battaglia al suono delle trombe.



Mappa 2D, Parrini III, Tassinari III. In PALAZZO VECCHIO, nel primo cortile. Farinata, benché Ghibellino, è contro i Senesi che volevano distruggere Firenze e il suo 20. Palazzo del Podestà (il Bargello) dopo la Battaglia di Montaperti. Sua figlia Beatrice andrà in sposa al figlio di Cavalcanti, Guido, alla Pace del Cardinale Latino, stipulata tra le famiglie Guelfe e Ghibelline perché potessero fare causa comune contro la tirannia del Re Carlo d’Angiò. Lettura 12

 

FV'IO SOL COLÀ DOVE SOFFERTO
FV PER CIASCVN DI TORRE VIA FIORENZA
COLVI CHE LA DIFESI A VISO APERTO.

INF X. 90-92

Mappa 2D. Parrini XIX, Tassinari XIX. In PALAZZO VECCHIO, nel primo cortile. Lettura 13

Non trovata

OH QUALI IO VIDI QUEI CHE CON DISFATTI
PER LOR SUPERBIA.

PAR XVI.109-110

Mappa 2D, Parrini XXX In PALAZZO VECCHIO, nel primo cortile. Lettura 14

  

 VID'IO FIORENZA IN SÌ FATTO RIPOSO
 CHE NON AVEA CAGIONE ONDE PIANGESSE;
 CON QVESTE GENTI VID'IO GLORIOSO
 E GIVSTO IL POPOL SUO, TANTO CHE IL GIGLIO
 NON ERA AD ASTA MAI POSTO A RITROSO
 NE' PER DIVISION FATTO VERMIGLIO.

  PAR XVI.149-134




Mentre Borgo dei Greci si dispone ad angolo dal Palazzo della Signoria, 40. Palazzo Vecchio.

41.
Mappa 2DParrini XXIII, Tassinari XXIII. In Borgo dei Greci, 29, dove esisteva una piccola porta nella prima cerchia muraria. Questo era il quartiere dove furono alloggiati i delegati Greco Ortodossi che presero parte al Concilio Ecumenico di Firenze nel Rinascimento. Per i loro ritratti si devono ammirare gli affreschi di Benozzo Gozzoli nella Cappella - di epoca più tarda - di Palazzo Medici. Lettura 11


 


NEL PICCIOL CERCHIO S'ENTRAVA PER PORTA
CHE SI NOMAVA DA QVE' DELLA PERA.

PAR XVI. 125-126
Mappa, Centro storico di Firenze

1                                              2                                           3

                 Piazza Beccaria

                 Museo Zeffirelli

D                                        20. Bargello

D

                4.  Duomo              25. Casa di Dante  23. Torre della Castagna        40Palazzo Vecchio

7. Misericordia             24. Buonuomini di San Martino

3. Battistero 

                   C                                     30.   Orsanmichele                                                 Arno

                           Palazzo Davanzati   Arte della  Lana                                    37.  Ponte Vecchio



B


42. Puoi proseguire lungo Borgo dei Greci sbucando in Piazza Santa Croce e la sua grande chiesa francescana, iniziata nel 1294 da Arnolfo di Cambio, con la statua di Dante all'esterno e il cenotafio a lui dedicato all'interno, al centro della navata di destra, entrambi realizzati durante il movimento del Risorgimento che portò all’unificazione dell'Italia dalle sue numerose città-stato medievali. Dante è invece sepolto a Ravenna, sempre con i Francescani, la figlia Antonia divenendo in quella città monaca clarissa e prendendo il nome di Beatrice. La Compagnia dei laudesi di Orsanmichele inviò da lei Boccaccio con il dono di dieci fiorini d'oro. Francesco da Barberino, compagno di studi di Dante è invece veramente sepolto qui. Egli morì di peste nel 1348 a 84 anni d’età, appena ultimata la sua seconda copia firmata della Commedia, essendo editore fiorentino di Brunetto e Dante, dopo il suo ritorno dall'esilio. È Boccaccio che scrive l'epitaffio per la sua tomba. Guido Cavalcanti già morto nel 1300 fu sepolto a Santa Reparata. Ogni anno rappresentanti dei Comuni di Firenze e Ravenna e della Società Dantesca Italiana sfilano con il Gonfalone di Giustizia da Palazzo Vecchio alla Casa Dante e a Santa Croce in onore di Dante.

Da Santa Croce puoi girare a destra oltre la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, con i suoi numerosi manoscritti di Brunetto e Dante, e proseguire lungo l'Arno, arrivando alla Zecca.
 
43. XI.Oltre il bordo della mappa. In Piazza Piave sull’Arno, sulla Torre della ZECCA VECCHIA dove veniva coniato il fiorino di Firenze. Il primo euro d’Europa. Lettura 10



 

PER MEZZA TOSCANA SI SPAZIA
UN FIUMICEL CHE NASCE IN FALTERONA,
E CENTO MIGLIA DI CORSO NOL SAZIA


PURG XIV. 16-18



SAN MINIATO

44. X.[Oltre il bordo della mappa] In via San Salvatore al Monte, all’inizio della scalinata, Oltrarno. Lettura 8

  

. . . PER SALIRE AL MONTE

DOVE SIEDE LA CHIESA CHE SOGGIOGO
LA BEN GVIDATA SOPRA RVBACONTE,
SI ROMPE DEL MONTAR L'ARDITA FOGA,
PER LE SCALEE, CHE SI FERO AD ETADE
CH'ERA SICVRO IL QUADERNO E LA DOGA.

PURG XII.100-105




Ad ogni modo ora sali queste scale per godere della vista più splendida di Firenze. Entra anche nella chiesa di San Miniato e ancora prendi l’autobus per Fiesole (ATAF 7) per vedere l’altrettanto splendido panorama sulla città, e l’autobus per La Lastra (ATAF 25), dove vivevano il padre e i fratelli di Bunetto Latino, mentre lavoravano per i Vescovi di Fiesole come loro notai.



Le due chiese, Santa Maria Novella, presso la stazione, per i Domenicani, e Santa Croce per i Francescani, dove Dante avrebbe ascoltato lezioni di teologia, erano fuori delle mura della città. Visitabili.


La cerchia muraria trecentesca e le grandi porte furono per lo più abbattute dall’architetto Giuseppe Poggi per rendere Firenze come Parigi con i suoi boulevard, i viali furono quindi realizzati nel Risorgimento quando Firenze divenne capitale d’Italia. Ancora esistenti sono Porta Romana, Porta San Frediano, Oltrarno, Porta al Prato, Porta San Gallo, Porta alla Croce (dove venivano eseguite le esecuzioni capitali da quella di San Miniato in poi fino a quando il libro di Cesare Beccaria contro la pena capitale, crudele e inusitata, non fece abolire la pratica nel 1786).

 

John Brett, Aurora Leigh, Veduta vittoriana di Firenze da Bellosguardo

45. Le mura medievali, edificate da Arnolfo di Cambio, dalle pietre delle torri dei Ghibellini, furono demolite quando Firenze per breve tempo divenne capitale d’Italia. Sulla Porta a Pinti vi era lo stemma della città, il giglio e la croce, da lui scolpiti. Alla sua distruzione questi furono posti da Giuseppe Poggi sul muro di cinta interno del Cimitero ‘degli Inglesi’ in Piazzale Donatello. Il giglio è in realtà l’iris fiorentina selvatica, che abbiamo ora piantato a profusione in tutto il cimitero delimitandone i sentieri. Lord Leighton, William Holman Hunt e altri artisti l’hanno scolpita su molti dei nostri sepolcri.

   



Ulteriori suggerimenti per esplorare la Firenze di Dante


La Croce di San Zenobio, Battistero, Duomo, Campanile di Giotto, Bigallo, Museo dell’Opera del Duomo, tutti raggruppati insieme in Piazza San Giovanni. Visitabili.
La Biblioteca delle Oblate, dove anticamente abitavano le donne che si dedicavano alla cura dei malati e ai moribondi nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, ordine iniziato dalla nutrice di Beatrice, Monna Tessa.
L’Ospedale di Santa Maria Nuova, fu iniziato dal padre di Beatrice, Folco Portinari, ed è ancora in uso settecento anni dopo. Visitabile.
Il Bargello, che conservava il Libro del Chiodo, in cui Dante fu condannato tre volte all’esilio e alla morte, dove si trova il ritratto di Dante di scuola giottesca. Visitabile.
La Torre della Castagna dove Brunetto Latino, prima, e Dante Alighieri (15 giugno- 15 agosto 1300) vissero per due mesi come Priori della Città, Dante partecipando alla condanna all’esilio per faida di Corso Donati e Guido Cavalcanti, esilio che in quell’agosto avrebbe ucciso il suo grande amico. 
Il Museo Casa di Dante (edificato nel Novecento, accanto alla vera casa di Dante) e la trattoria del Pennello accanto (vera casa di Dante). Entrambi visitabili, il secondo per un pasto secondo la cucina toscana. 
Il Museo di Palazzo Davanzati: un bel palazzo del XIII secolo, completo di impianto idraulico e servizi igienici, molto amato dagli scolari italiani. Chiaro Davanzati fu poeta collega del maestro di Dante, Brunetto Latino. Visitabile.
Palazzo Vecchio, allora il Palazzo del Popolo, utilizzato dal governo comunale repubblicano con i Cinquecento e i Duecento cittadini riuniti. Visitabile.
Il Ponte Vecchio, il Ponte alla Carraia e il Ponte alle Grazie, essendo esistiti in forme più antiche.
Le due chiese di Santa Maria Novella, presso la stazione, per i Domenicani, e di Santa Croce per i Francescani, dove Dante avrebbe ascoltato lezioni di teologia. Visitabili.
Le grandi porte della città, Porta Romana, Porta San Frediano, Oltrarno, Porta al Prato, Porta San Gallo, Porta Beccaria (dove avvenivano le esecuzioni da quella di San Miniato in poi, fino a quando il libro di Cesare Beccaria contro la pena capitale, crudele e inusitata, non fece abolire la pratica in Toscana.
In centro continua a guardare, ad alzare lo sguardo per scoprire le torri Ghibelline, che i Guelfi abbassarono, usando le loro pietre, che furono estratte un tempo da quello che è oggi il Giardino di Boboli, per la costruzione della grande cerchia muraria per la difesa comune invece delle lotte intestine tra famiglie nobili con spargimento di sangue nelle strade. Gli anelli in ferro che vedi sui muri servivano un tempo per legare i cavalli e per reggere le torce per l’illuminazione delle strade. L’illuminazione delle strade era anche data dai numerosi tabernacoli affrescati con la Madonna col Bambino e Santi che vedrete agli angoli delle strade. Nei documenti negli archivi del tempo di Dante non troviamo i Medici, nuovi arrivati rinascimentali nella città, già grandiosa per la poesia di Dante, l’arte di Giotto, la scultura e l’architettura di Arnolfo. I Medici costruirono principalmente palazzi e ville per sé stessi piuttosto che per il popolo, assumendo il controllo di una città che si vantava di essere una grande repubblica. Macchiavelli scrive Il Principe come satira, e osserva che una volta che un popolo ha conosciuto la libertà mai acconsentirà a un tiranno.

Bibliografia

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Genova XL, Biblioteca Universitaria Cod. A; Archivio di Stato di Genova, Cod. C, ecc. Firenze blocca le derrate alimentari a Pisa
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Archivio di Stato di Firenze. Il Libro del Chiodo. A cura di Francesca Klein. Firenze: Edizioni Polistampa, 2004.
Piero Bargellini. A Firenza con Dante. Firenze: Giunti, 1965.
Cyrilla Barr, The Monophonic Lauda and the Lay Religious Confraternities of Tuscany and Umbria in the Late Middle Ages (Kalamazoo: Medieval Institute, 1988)
Christian Bec, Les Marchands ecrivains à Florence, 1375-1434 (Paris: Plon, 1967)
Ursula Betka, 'Marian Images and Laudesi Devotion in Late Medieval Italy, ca. 1260-1350'. University of Melbourne Thesis, 2001

Biblioteca Laurenziana, LXI. 13, Lapo da Castiglionchio, cronaca inedita di Firenze e della sua famiglia
Biblioteca Nazionale, Palatina 168, Lauda di 'Maestro latino'

James A. Bradbourne. Passaporto, Sulle Tracce di Dante in Toscana/Passport, In the Footsteps of Dante in Tuscany. Firenze:
Elisa Brilli, Giorgio Inglese, Jean-Claude Maire Vigueur, Nicolò Maldina, Lorenzo Tanzini, Mirko Tavoni, “Dante Attraverso i documenti: una discussione tra storici e italianisti", Reti Medievali Rivista, 15.2 (2014.)
Robert Davidson. Storia di Firenze. Firenze: Sansoni, 1960. VIII vols.
Della Casa di Dante: Relazione con Documenti al Consiglio Generale del Comunie di Firenze. Firenze: Le Monnier, 1865
Richard Mac Cracken. The Dedication Inscription of the Palazzo del Podestà in Florence. Firenze: Leo Olschki Editore, 2001
Janis Elliott. "The Judgement of the Commune The Frescoes of the Magdalen Chapel in Florence," Zeitschrift für Kunstgeschichte (61 Bd, H. 4, 1998) 509–519.
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Julia Bolton Holloway, Twice-Told Tales: Brunetto Latino and Dante Alighieri. Bern: Peter Lang, 1993.
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Le Lapidi dantesche di Firenze. Firenze: La Graticola, 1974
Amerigo Parrini. Le Epigrafi dantesche di Firenze. Firenze: Giulio Giannini, 1928.

Amerigo Parrini. With Dante in Florence. Trans. C. Danyell Tassinari. Firenze: Giulio Giannini, 1930-IX.
Renato Stopani. Firenze prima di Arnolfo: Città e architettura dall'XI secolo alla metà del Dugento. Firenze: Centro Studi Romei, 2014.
Giovanni Villani, Cronica di Giovanni Villani. Roma: Multigrafica Editrice, 1980.


Altamente consigliate sono le visite al Palazzo Davanzati dove si può immaginare com’era la vita nell’era di Dante (Chiaro Davanzati ha preceduto Dante come poeta lirico scrivendo in Italiano), il Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore, il Museo del Bargello, 30. Orsanmichele, 40. Palazzo Vecchio,

"La Musica della Commedia" dell'Ensemble San Felice di Federigo Bardazzi e Marco Di Manno
e la Commedia di Dante all’indirizzo http//www.florin.ms/Dantevivo.html di cui questo fa parte, e anche il Museo Zeffirelli in Piazza San Firenze per il suo Inferno
animato, e pranzare o cenare alla trattoria del "Pennello", la vera casa di Dante.

Si ringraziano Maria Novella Fioretta Pucci, Giacomo Pucci, Eugenio Giani, Richard Mac Cracken, Alberto Casciani, Daniel-Claudiu Dumitrescu, Giuliano Benvenuti e la Biblioteca del Capitolo Metropolitano Fiorentino, Enrico Giannini, Renato Stopani, Massimo Tosi, Domenico Savini, Spencer Abruzzese, Paolo Ciampi, e Assunta D'Aloi. Potrebbe il gentile lettore fare richiesta al Comune di Firenze che siano eseguiti i lavori di pulitura e restauro delle lapidi di Dante e del busto in bronzo del Museo Casa di Dante, e potrebbe considerare di contribuire finanziariamente alla realizzazione di questi interventi?

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